Le radici ca tieni

12:06 PM La Nina 6 Comments

Entravamo in macchina in 5, per oltre 800 km, quasi 10 ore di macchina, nelle posizioni più disparate. Mia madre avanti, lato passeggero, sempre; mio padre alla guida, in silenzio, con il suo cd di Adriano Celentano. Noi 3 dietro, a volte in 2. Io, mia sorella e mio fratello e le milioni di carte delle merendine, nello specifico delle caramelle a forma di ciuccio, tutti colorati; ecco se dovessi pensare alla mia infanzia a me vengono in mente i ciucci negli autogrill, li cerco ancora, a 28 anni. Il viaggio che pensavo non finisse mai, ma a me piaceva. Mi piaceva guardare mio padre mentre guidava, mi piaceva dormire e svegliarmi sempre più vicina alla meta; mi piaceva prendere il traghetto e immaginare i delfini nello stretto di Messina, "ma quali delfini Tania?" - mi sentivo sempre ripetere, e invece no, magari c'erano, solo che era troppo buio. Riesci sempre a guardare al di là, la vedi Messina, le luci, e io ero felice perché sapevo mancava poco, eravamo arrivati.
Casa di mia zia era enorme, era solo nostra, 3 piani di casa di cui 2 disabitata, c'era solo il solaio e ne immaginavo un mondo dentro. C'erano un sacco di mobili accatastati e mi ficcavo sempre dentro alla scoperta di chissà quali mondi, forse trovavo dei giocattoli. Io e mio fratello giocavamo sempre scalzi a pallone e a volte ci pungevamo i piedini, ma non ricordo con cosa, e puntualmente - "papaaaaaaaaaaaaaaaaaaa il piede"-. Lui scendeva sorridendo, il principe azzurro. Mia madre non faceva che ripeterci di metter sù le scarpe, ma io preferivo chiamare mio padre dopo essermi fatta male.
Al mare, un altro scenario. Le cabine, i ragazzi che giocavano a tamburelli, il sole, l'acqua, la parmigiana a mezzogiorno sotto il sole di Catania. Mangiare, tanto mangiare. Le mie cugine, mia sorella, le mie zie, una famiglia unita.
Poi c'erano le giostrine, il bruco mela, che insieme alle caramelle a forma di ciuccio concorre a formare un quadro perfetto della mia infanzia a Catania.

Fiumicino.

Questa volta basta un'oretta scarsa e arrivo. Non più macchina, non più mio padre, niente ciucci. Io e le hostess e tutte quelle menate su allacciare le cinture e le uscite di sicurezza sono qui, qui e qui.
Scendo. Eccoli. La loro accoglienza. Loro, la mia famiglia. Li senti parlare e il sangue comincia a bollire, quell'accento, quella cadenza, come fai a stare senza loro, vivrei solo per sentir parlare i siciliani, vivrei solo per sentirlo ancora parlare al telefono con i suoi fratelli, mio padre. Era l'unico momento in cui ristabiliva un contatto con la sua terra. Li rivedi e li riabbracci tutti. Sei solo un pochino più cresciuta ma sei sempre la loro piccola, sei alta quasi 175 cm ma sarai sempre Nanà, come ti chiamava lui.
Comincia il giro. La "famigghia" ora la devi salutare a pezzi. Non esiste più quell'unica tavolata a Natale che gioca al mercante in fiera quando Zia Matilde imbrogliava. Ora a stento parlano tra loro. La famiglia si è sgretolata. Si è sgretolata la tua infanzia. Stupidaggini e incomprensioni e vorresti gridare "non serve a niente, fatelo per noi, per chi rimane, portatemi ancora sul bruco mela tutti insieme!"

E io sul bruco mela ci vado, non mi importa niente se sono alta e il gioco è per bambini.

Io rimarrei qui ad abbracciarvi tutti, anche se non siete abituati a tutto questo affetto, non voglio smettere di abbracciarvi perché siete tutto quello che ho. Siete il suo viso, le sue abitudini.
Siete i gesti che mi hanno accompagnato per anni, siete i ragionamenti da cui provengo, siete il sangue che mi scorre dentro. Non puoi capire chi sei se non capisci da dove vieni. 

E vedi i volti scavati dal tempo, dalle preoccupazioni e dal lavoro, da una situazione che sconcerta, da un Italia che si sta sgretolando. Ma io li sento parlare e dimentico ogni mia preoccupazione e mi sento forte, mi sento di appartenere a qualcosa di grande, mi sento di appartenere a voi. Non voglio mai andarmene da qui, non voglio. Voglio svegliarmi la mattina e guardare il nero dell'Etna, voglio passeggiare per Via Etnea e mangiare brioche e granite a volontà. Voglio mangiare pasta con panna, pesto, cavoli, broccoli e tutto il santo mercato, voglio ingrassare d'amore della mia famiglia. Voglio il sole e la spiaggia di Catania. Voglio sentire la puzza di pesce della fiera. Voglio ancora il mio salvagente a forma di paperella gialla e blu.
 

Voglio il mio bruco mela.

"Se nu te scierri mai de du ete ca ieni      
Dai chiu valore alla cultura ca tieni."






(photos by me)

Baci 

La Nina

Entravamo in macchina in 5, per oltre 800 km, quasi 10 ore di macchina, nelle posizioni più disparate. Mia madre avanti, lato passeggero, ...

6 commenti:

  1. non sei una scrittrice....sei una pittrice!

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  2. . . . simu salentini dellu mondo cittadini, radicati alli messapi culli greci e bizantini, uniti intra stu stile osci culli jamaicani dimme tie de ddu ede ca sta bbieni. . .
    Quanti ricordi e quante emozioni in questo post.
    Un saluto. Marcello.

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  3. Per fortuna che non faceva piangere Naná, un abbraccio

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